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N’ASCELLA SI… N’ASCELLA NO…

A quanto pare la depilazione è un argomento di discussione che accomuna e divide noi donne, tanto da renderlo da trattazione enciclopedica. Intorno a cerette, pinzette e laser siamo capaci di disquisire per ore, scambiandoci confessioni, segreti e consigli. Non solo, i peli e il suo mondo stimolano molto la nostra fantasia, ci ispirano storie, parabole e metafore… e se per qualcuna di noi la
depilazione è una vera e propria fatica, per altre è un piacere e per altre ancora è un dubbio amletico della serie “N’ASCELLA SI… N’ASCELLA NO…” in stile Arcuri (ndr nel film “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone). Generalmente i dubbi  sono legati alla nostra appetibilità sessuale di fronte agli occhi del nostro uomo. Molto dipende dal suo amore o meno per la peluria che influenzerà il nostro rapporto con rasoi ed estetiste… se non è fatica questa… Pensate a quale schizofrenia siamo destinate se nella collezione di ex ce n’è uno amante del pelo lungo e incolto anni ’70 e uno ossessionato dalla depilazione secondo i dettami del porno-stile…

A tal proposito vi segnalo questo delizioso post di Rossella Calabrò in cui la protagonista è l’ascella pelosa della Kurolopy, tanto amata dal suo Opossum, che potete leggere a questo link ttp://opossumsapiens.style.it/2012/03/26/ah-scella-e-se-non-ti-depilassi/;

ne vale una citazione:

“l’amato paraculide ci teneva che lei non si depilasse mai le ascelle… Le vacanze al mare erano un calvario, le ascelle calve imperversavano, ma l’opossum sapeva che, volgendo lo sguardo verso l’amata, l’avrebbe trovata, unica in tutta la spiaggia, incolta, pelosa, ruggente. Una piccola foresta privata dove abbandonarsi alle più turpi fantasie, dove i rasoi e le cerette erano banditi, e dove il pelo peleggiava senza pudore. Ma la vita sociale della Kurolopy era un inferno. Le donne, i bambini, persino gli animali inorridivano davanti a quella pelosità. Un bambino disse a sua madre: mamma, mamma, guarda, quella signora ha un topo sotto il braccio, possiamo tenerlo? E un cane, per non saper né leggere né scrivere, le pisciò sulle ascelle”

Che si chiude con una giusta domanda alla quale mi unisco:

“Ora, la domanda che la nostra Kurolopy ci pone è la seguente: fino a che punto possiamo accontentare le fantasie sessuali dei nostri opossum? Qual è il confine tra la nostra ascella e l’altrui ridarella?”

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